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l'agro che rinasce

 

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L’Agro che rinasce

Giovanni Allucci - Amministratore Delegato Agrorinasce

Sviluppo, equilibrio economico, sicurezza, istituzioni che funzionano. È questo l’assunto di base che ci ha convinti a parlare di legalità in ogni suo aspetto e sotto ogni forma possibile, dai progetti di riuso sociale dei beni confiscati al ciclo di seminari in accordo con il mondo universitario e professionale. Quel che tentiamo di fare aprendoci al coinvolgimento e alla partecipazione è vivere la ‘regola’ non come imposizione ma come strumento di progresso e libertà. Certo il percorso non è facile ma è altrettanto chiaro che non possiamo sempre seguire la scia degli eventi e che le scelte vanno compiute. Per decidere dobbiamo però, imparare ad avere capacità critica, a far autoanalisi, a discernere ciò che è buono da quel che non lo è. Incontrandoci, confrontando competenze ed esperienze per metterle a disposizione a beneficio di altri usciamo dai personalismi, arricchiamo i bagagli personali e contribuiamo a realizzare una nuova pratica quotidiana, che accetta doveri e responsabilità e che non baratta i diritti. Quel che vogliamo trasmettere è la necessità dell'impegno. L'impegno che conviene perché tutela gli interessi e rafforza i valori in cui crediamo. La cultura della legalità non deve essere cultura della retorica ma fornire dati, cifre e conoscenze. Il compito della cultura è rendere visibile il confine tra legalità ed illegalità, offrendo nel contempo modelli di comportamento che siano in grado di essere reale alternativa a quelli devianti e criminali. Il tutto è possibile solo laddove non ci si fermi alla pura enunciazione di principio, dove l’università assolva il suo compito di ricerca ed orientamento, le istituzioni lavorino sul piano di una trasparenza produttiva, le associazioni di promozione sociale non demordano e non si dividano in lotta di protagonismi e gli enti pubblici favoriscano lo sviluppo e la concorrenza leale tra le imprese.
Il primato della legalità deve essere costruito sulle fondamenta di quella società che ha preferito la libertà e che a volte ha trovato, come per Federico Del Prete, la morte pur di non piegarsi al ricatto estorsivo. Su quegli uomini e donne che dopo la morte di Don Peppe Diana sono scesi in piazza e ancora ci sono. Su quei docenti che sanno far comprendere il valore della dignità contro la paura ed il minaccia della camorra. Su quei magistrati, forze di polizia, su quei politici che hanno operato e hanno combattuto onestamente anche quando l’impegno sarebbe potuto essere pagato a caro prezzo. A motivarci è l’altra parte della medaglia che dura, coinvolge, gratifica e ripaga. È una legalità organizzata che deve continuare ad essere alimentata per riuscire a valutare meriti e demeriti ed incentivare una cittadinanza attiva.

 

 

 

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