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  “Tutti insieme appassionatamente”: il Gruppo adulti della Parrocchia SS. TRINITÀ – Parete presenta MISERIA E NOBILTÀ. Domenica 7 marzo, ore 18.30


TEATRO COMUNALE - PARCO DELLA LEGALITÀ - CASAL DI PRINCIPE

Domenica 7 marzo 2010, ore 18.30
Il Gruppo adulti della Parrocchia SS. TRINITÀ – Parete
presenta
MISERIA E NOBILTÀ
commedia in tre atti di Eduardo Scarpetta
adattamento a cura di Carmine Dell’Aversana

PERSONAGGI E INTERPRETI (in ordine di apparizione)
PUPELLA: CRISTINA NUGNES
CONCETTA: ANNA PISCOPO
LUISELLA: ELENA MERAGLIA
LUIGINO: RICCARDO DELL’AVERSANA
AMALIA: MARIA CAPASSO
PASQUALE: TULLIO FALCO
PEPPENIELLO: IL PICCOLO CARMINE / IL PICCOLO FRANCESCO
FELICE: CARMINE DELL’AVERSANA
EUGENIO: MASSIMILIANO PEZONE
1° CAMERIERE: ANTONIO PELUSO
2° CAMERIERE: FRANCO MERENDA
VICIENZO: FRANCESCO CECARO
GAETANO: ANGELO CAMERINO
BIASE: FRANCO MERENDA
OTTAVIO: GIOVANNI GALASSO
GEMMA: MARIANNA LA BUA
BETTINA: GIUSEPPINA PEZONE

INTRODUZIONE ALLA COMMEDIA (a cura di Carmine Dell’Aversana)

Mettere oggi in scena Miseria e Nobiltà significa doversi confrontare con un film fin troppo noto che, in qualche modo ha contaminato l’identità del testo di Scarpetta, con il risultato che il pubblico che assiste allo spettacolo si aspetta di ritrovare battute, gag e caratteri che sono propri del film e che, invece, non fanno parte della commedia originale. In questo allestimento ho cercato di rispettare quella che era la filosofia del grande autore: fare ridere ad ogni costo. Non è infatti la battuta in sé che porta al ridere, ma piuttosto sono le caratterizzazioni, le ridicolaggini di cui gli attori si servono per far vivere i loro personaggi. Questo è quello che ho tentato di fare, ridicolizzare i caratteri e le situazioni nella speranza di divertire.
Nessuna o quasi nessuna modifica al testo che viene recitato con ritmi e tempi serrati ma sempre con maschera e movenze dell’epoca scarpettiana.
Racconta di una situazione ferma nel tempo. Si porta bene la sua età, anche se ha più di un secolo (Napoli 1888). È una farsa che nella sua composizione si serve del più salubre degli elementi drammaturgici: La fame. Quella bella fame di estrazione popolare di una volta di cui i comici si sono sempre serviti. Perché la risata è spesso cinica e si annida meglio dove c’è un fondo di disperazione. Il dramma della fame, che muove gli espedienti del comico, e più gli espedienti del comico trovano difficoltà e non vanno a buon fine e più noi ridiamo. Nella fame di Miseria e Nobiltà non ci sono espedienti da il niente posseduto da Felice e da Pasquale è il niente di oggi. La ricchezza illusa di Gaetano Semmolone è l’illusione di oggi. La scena del primo atto è vestita di grigio, piena solo del vapore di una pentola di acqua che bolle ma che non cuoce niente, perché niente arriva da queste giornate di lavori inventati. Tre porte vuote come bocche da sfamare e le sedie in scena dove sono accasciate le tre donne della "miseria" Concetta, Pupella e Luisella. I personaggi preferiscono lasciarsi scivolare nell’inerzia e nel battibecco. Dividono una malfamata coabitazione fatta di stenti e miserie senza opporre alcuna reazione… Gli unici espedienti di cui sono capaci sono i famigerati pegni. La situazione della fame arriva al punto dove tragedia e farsa hanno una linea sottile di confine. O muori o ridi e vivi.
Poi c’è la nobiltà. A casa di Semmolone poltrone imbottite, servitori e campanelli. Semmolone era un cuoco, ma ora è cavaliere. Gemma, sua figlia adorata, ballerina, e Luigino, suo fratello, che rubacchia i soldi al padre e si fa perdonare con una barzelletta. Tutti sono allegri a casa Semmolone.
Poi c’è Bettina, col coltello in mano perché è così che ha imparato a difendersi dai guai della vita. Si mischiano tra di loro, si ritrovano marito e moglie, madre e figlio . Luisella viene a chiedere il conto della sua non posizione sociale. Ed è questo contesto che rappresenta davvero questa Miseria e nobiltà: perché in fondo sotto tutti questi strati di vestiti e travestimenti ci sono uomini e donne di ieri e di oggi, affannati e in cerca della loro realizzazione.
I temi trattati nel testo, fanno di quest'opera una elegante riflessione su due contrapposti ceti sociali, l’amara miseria la grottesca nobiltà.



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