La Stampa, 1/12/2009
L'Ue contro la mafia
L'Europa sostiene con oltre 60 milioni di euro le iniziative di riconversione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. E intanto Alfano assicura che le nuove norme elaborate dal governo garantiranno che le “proprietà non tornino nelle mani dei mafiosi”.
Questa mattina, nella sala stampa della Commissione europea, si è tenuta una conferenza sul contributo che l'Unione ha dato alla riconversione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali nell'Italia meridionale. Sono intervenuti il commissario alle politiche regionali, Pawel Sameck, il prefetto Nicola Izzo e Antonio Maruccia, commissario straordinario del governo per la gestione e la destinazione delle proprietà sequestrate. Hanno inoltre portato la propria testimonianza due organizzazioni provenienti dal territorio, il consorzio siciliano “Sviluppo e legalità”, con Lucio Guarino, e il consorzio campano “Agrorinasce”, con Giovanni Allucci.

La politica di coesione dell'Unione europea investirà in totale 64 milioni di euro nello sviluppo dei beni sequestrati alle organizzazioni mafiose nel periodo 2007-2013, una cifra che fa seguito a un progetto pilota finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), che ha già contribuito con 11 milioni a convertire cinquanta proprietà della mafia in attività sociali, come quelle legate all'insegnamento o all'agricoltura.
L'azione dell'Ue e delle autorità italiane si muove nella convinzione che la criminalità organizzata è il principale ostacolo allo sviluppo del meridione e che solo sradicandola si consentirà di stimolare la produttività e attirare gli assolutamente necessari investimenti. Tramite la ristrutturazione, bonifica e riconversione dei beni confiscati, si stimola il benessere generale, lo sviluppo occupazionale del territorio e si acquista notevole efficacia sul piano etico e morale.
Durante la conferenza stampa sono stati presentati alcuni progetti destinati alla Sicilia e alla Campania. Il “Giardino della Memoria” a San Giuseppe Jato (Palermo), per esempio, realizzato su un terreno sequestrato a Giovanni Brusca, condannato all'ergastolo per oltre cento omicidi, è oggi un campo da gioco per bambini e un luogo di memoria per le giovani vittime di crimini mafiosi. Il centro giovanile polivalente “San Marcellino”, in Campania, è stato costruito su terreni sequestrati a Giorgio Marano, ex capo camorrista. Il costo complessivo di questi due investimenti è stato di 931mila e di 516mila euro, finanziati al 50% dall'Ue.
In contemporanea si svolgeva il Consiglio europeo sugli affari interni e la giustizia, al quale ha partecipato il ministro Angelino Alfano. “Il governo lavorerà per evitare che ci siano fraintendimenti e dubbi sulla possibilità che i beni confiscati possano finire nelle mani di prestanome dei boss”, ha assicurato rispondendo alle domande dei giornalisti sulla norma in discussione in Finanziaria che prevede che, una volta scaduto il termine di 6 mesi, i beni, se non assegnati, possano essere venduti all'asta.
“La vendita all'asta dei beni è la modalità che abbiamo individuato per fare sì che il nostro sistema possa avere risorse per finanziare il contrasto alla mafia - ha spiegato Alfano -. Per evitare che finiscano nelle mani sbagliate stiamo valutando se intervenire ancora sulla norma”. Inoltre, ha evidenziato il ministro della giustizia, “il modello italiano del contrasto alla mafia attraverso l'aggressione ai suoi beni è diventato oggi un modello europeo”, essendo l'Italia l'unico paese dove vige una normativa del genere.
Tuttavia, un allungamento cospicuo del termine dei sei mesi per passare alla vendita all'asta è considerato necessario dalle associazioni antimafia come Flare (Freedom, legality and rights in Europe) per non vanificare il principio dell'uso sociale dei beni sequestrati. “Dal momento della confisca definitiva fino all'assegnazione per l'uso sociale - ha spiegato il presidente di Flare, Michele Curto all'agenzia di stampa Apcom - oggi passano in media dai tre ai cinque anni”. Per questo motivo l'associazione ha organizzato una manifestazione davanti al Consiglio europeo a Bruxelles.