Creato 29 Novembre 2010 Categoria: Iniziative per la Legalità
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 San Cipriano d’Aversa, – 1 dicembre 2010

c/o Liceo Scientifico – via Acquaro
Mercoledì 1 dicembre alle ore 10.00 a San Cipriano d’Aversa presso il Liceo Scientifico di San Cipriano d’Aversa verrà presentato il libro “A distanza d’offesa” di Antonio Esposito e Luigia Melillo, docenti dell’Università Orientale di Napoli, edito dalla casa editrice ‘Ad est dell’equatore’, con prefazione di Alex Zanotelli.
‘Siamo onorati della presenza degli autori del libro e di Alex Zanotelli – dichiara l’Amministratore Delegato di Agrorinasce Giovanni Allucci – tra i giovani del Liceo Scientifico di San Cipriano d’Aversa per discutere di un tema delicato ed importante come quello dell’immigrazione e delle politiche adottate nell’ultimo decennio. Sarà una giornata di riflessione che farà bene a tutti’.
Alla giornata saranno presenti, accolti dal Preside dell’istituto Domenico Rosato, gli autori Antonio Esposito e Luigia Melillo, Alex Zanotelli, Giovanni Allucci, Amministratore Delegato di Agrorinasce e il Sindaco di San Cipriano d’Aversa avv. Enrico Martinelli.

La prefazione di Alex Zanotelli al libro
Non molesterai il forestiero né lo opprimerai
perché voi siete stati forestieri in terra di Egitto
Esodo, 22,20
Con gioia ho accettato di scrivere una breve prefazione per questo importante studio sui diritti dei migranti. È importante perché esce in un momento tragico per gli immigrati in Italia, e perché scritto da un gruppo di studiosi, operatori, giornalisti che collabora con la cattedra di bioetica interculturale della prestigiosa Università degli Studi di Napoli L’Orientale. Mi sento in profonda solidarietà con quanto sostenuto in questo lavoro. Non è facile oggi, con il clima repressivo che domina e con il razzismo leghista che trionfa, uscire con un volume simile.
La mia solidarietà, prima di tutto, a quanto si è voluto scrivere, all’indomani dei fatti di Rosarno. Rosarno è diventata, a livello internazionale, il simbolo di come l’Italia tratta gli immigrati.
Infatti, «Rosarno ha rappresentato una sconfitta sociale - come hanno dichiarato con un comunicato stampa i Gesuiti italiani - ed ha rappresentato una sconfi tta ben più grande, nel momento in cui gli immigrati, allontanati in tutta fretta, sono stati abbandonati a loro stessi, scaricandoli alle strutture caritatevoli. Coloro che oggi saranno colpiti dai provvedimenti di espulsione, sono i più fragili tra i fragili. Una situazione di ingiustizia dopo lo sfruttamento subito».
Ed è una storia, questa, che viene da lontano. A livello sociale, da un razzismo italiano strisciante che ora esplode con tutta la sua virulenza. Un razzismo utilizzato a scopi di propaganda dalle forze politiche di sinistra e di destra.
La situazione attuale ha origine nella Turco-Napolitano (1998), che ci ha regalato i Centri di permanenza temporanea, quei lager dove abbiamo rinchiuso gli immigrati. Seguita dalla Bossi-Fini che considero immorale e non-costituzionale, perché non riconosce gli immigrati come soggetti di diritto, ma, esclusivamente, come manodopera a basso prezzo da poter rispedire, a tempo debito, al mittente. A queste norme si aggiunge, oggi, quell’orrendo pasticcio giuridico che è il “Pacchetto sicurezza” voluto da Maroni, che decreta l’immigrato un criminale.
Il nostro Ministro degli Interni Maroni aveva detto che «bisogna essere cattivi con gli immigrati» ed effettivamente, «il “Pacchetto Sicurezza” è la cattiveria trasformata in legge», come ha scritto “Famiglia Cristiana”. Maroni, poi, ha pure dichiarato di voler far costruire una decina di nuovi Centri di identifi cazione ed espulsione (Cie) ove saranno rinchiusi fi no a sei mesi i clandestini.
Questa è una legislazione da apartheid, il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. È una cultura xenofoba e razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e del rifi uto dell’Altro. Non posso che condividere quanto ha scritto nel suo manifesto l’Associazione Nazionale Universitaria degli Antropologi Italiani: «La barbarie, come ci ricordò Ernesto de Martino, abita presso di noi e dobbiamo additarla alla coscienza pubblica quando si presenta, come ora, allo stadio germinale. Quell’antropologia, impegnata dalla promessa di ampliare gli orizzonti di ciò che dobbiamo considerare umano, deve denunciare il ripiegamento autoritario, razzista, irrazionale e liberticida che sta minando le basi della coesistenza civile nel nostro Paese, e che rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa, contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali. Forse anche allora, in molti, pensarono che non si sarebbe osato tanto: oggi abbiamo il dovere di non ripetere quell’errore».
Ecco perché è così importante reagire come Università e come studenti universitari. Ma anche come istituzioni, come associazioni, come cittadini.
Come missionario vorrei ricordare a tutti che questa pressione migratoria verso il nostro Paese è dovuta, soprattutto, alla tormentata situazione africana: l’Africa è un continente violentato.
La condizione di miseria e oppressione, le guerre troppo spesso dimenticate di Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan, Ciad, sospingono migliaia di donne e di uomini a fuggire attraverso il deserto per arrivare in Libia, dove però sono trattati come schiavi, con lunghi anni di lavoro in nero per riuscire a racimolare i soldi (tre-quattromila euro)
per la grande traversata.
E a migliaia muoiono nel deserto, a migliaia muoiono nel Mediterraneo, decidendo di attraversarlo.
Da una ricerca condotta a Lampedusa, Giampaolo Visetti, giornalista de “la Repubblica”, stima che, dal 2002 al 2008, siano morti nel Mediterraneo, 42.000 persone. Trenta persone al giorno! È una vera Shoah! E qual è la risposta del governo? Chiudere le frontiere e bloccare questa “invasione”. E per questo si sono stipulati accordi con la Libia per impedire che le cosiddette carrette del mare arrivino a Lampedusa. Com’è possibile firmare un simile trattato con un Paese come la Libia che dimostra di non avere alcuna considerazione e nessun rispetto per i diritti umani e che tratta in maniera disumana gli immigrati presenti nel suo territorio?
La politica dei respingimenti adottata oggi dall’Italia determina il mandare in prigione o alla morte migliaia di persone originarie dell’Eritrea, dell’Etiopia, del Sudan.
Dobbiamo gridare, con forza, queste verità che emergono ma troppo spesso vengono taciute, a tutta l’Italia, al mondo intero.
E mi auguro, soprattutto, che sempre più giovani e studenti possano fare propria questa realtà, sì da poter rimettere in discussione un Sistema (il nostro!) che tratta così barbaramente gli immigrati.
Vorrei ricordare a tutti quello che Papa Giovanni XXIII proclamò nell’enciclica Pacem in terris, che c’è oggi un diritto negato, il diritto di emigrare.
Molti vescovi africani sono intervenuti con forza sulla questione dei migranti durante il Sinodo dei vescovi per l’Africa (Ottobre 2009): «Gli africani continueranno a venire in Europa - ha scritto il vescovo di Makudi (Nigeria), Avenya - con tutti i mezzi, anche al ´prezzo di morire nel deserto o per mare, fi nché l’equilibrio economico ed ambientale fra l’Africa e il resto del Mondo non verrà ristabilito da chi è responsabile, e cioè dall’Occidente».
Siamo spesso immemori di essere stati noi “forestieri in terra di Egitto”, quando così tanti italiani, oltre al doloroso distacco dalla propria terra, hanno sperimentato l’emarginazione, il disprezzo e l’oppressione.
È vero, viviamo un tempo difficile, ma, nonostante tutto, può ancora divenire un tempo carico di speranza nella misura in cui saremo capaci di mettere in gioco la nostra vita per la Vita.
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